Nuovo ricatto libico: “Aiutateci o vi inondiamo di immigrati clandestini”

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La Libia torna a minacciare l’Italia e l’Europa come fece Muammar Gheddafi: «Se non ci aiuterete, “faciliteremo” i flussi di migranti verso le coste europee». Lo ha detto due giorni fa il ministro degli Interni ad interim libico Salah Mazek, dopo un viaggio a Parigi dove ha chiesto al governo francese di fare pressing su Bruxelles affinché sostenga Tripoli nella lotta contro l’immigrazione clandestina. «Lancio un avvertimento al mondo e all’Unione europea in particolare: se non si assumono le loro responsabilità, la Libia potrebbe “facilitare” il transito di migranti verso l’Europa. La Libia ha già pagato un prezzo. Adesso spetta all’Europa pagare», ha affermato Mazek, che ha sottolineato come il suo Paese stia soffrendo, a sua volta, della pressione migratoria di migliaia di persone provenienti dall’Africa Sub-sahariana, che diffondono, ha aggiunto, malattie, crimine e droga in Libia.
Anche l’ex colonnello libico Muammar Gheddafi utilizzò più volte l’immigrazione come mezzo di pressione sull’Italia e sull’Unione europea, alla quale nel 2010 chiese 5 miliardi di euro per aiutare Tripoli a contrastare l’immigrazione illegale, altrimenti, aveva avvertito il raìs, «un altro continente si riverserà in Europa».  Nel 2010 il governo italiano siglò con la Libia di Gheddafi un “Trattato di Amicizia” che, fra le altre cose, prevedeva investimenti italiani per miliardi di euro in dieci anni da impiegare per costruire l’autostrada litoranea e altre infrastrutture che avrebbero dovuto essere realizzate da aziende italiane e lavoratori libici. E l ministro dell’Interno Roberto Maroni andò in Libia proprio per trattare personalmente lo stop alle partenze degli scafisti. Una scelta che l’attuale governo Renzi si guarda bene dal compiere.
Il trattato decadde con la guerra in Libia, iniziata nel marzo del 2011 sotto mandato Onu e a direzione della Nato, che ha spodestato il “colonello” ma alla quale è seguita una sanguinosa guerra civile e l’avvento al potere a Tripoli anche di forze vicine ai Fratelli Musulmani.
«Oggi il rischio è  che, come già sta accadendo, a fare le spese del ricatto libico sia l’Italia – afferma Gianadrea Gaiani, direttore della rivista online Analisi Difesa – lasciata sola dalla comunità internazionale a gestire un’emergenza che la Ue affronta sigillando i nostri confini settentrionali per impedire ai clandestini di raggiungere altri Paesi dell’Unione invece di intervenire con fermezza per impedire che i flussi illeciti lascino la Libia».

Francesca Morandi

12 Maggio 2014 – 20:32

 

Last modified: 14 maggio 2014