Le radici cristiane sono il nostro DNA che nulla o nessuno potrà mai cancellare

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Una decisione di Massimo Bitonci, sindaco leghista di Padova, ha scatenato l’ennesima bufera mediatica sulla liceità e l’opportunità dell’affissione del crocifisso nei luoghi pubblici in Italia. Il sindaco ha preso la decisione di dotare a spese del Comune ogni pubblico edificio di crocifissi da esporre obbligatoriamente. Ha quindi dichiarato il Bitonci con piglio autoritario che “Ora, in tutti gli edifici e le scuole ci sarà un bel crocifisso obbligatorio, e guai a chi lo tocca”.

I primi ad insorgere contro il sindaco patavino sono una coppia di coniugi, tali Massimo Albertin con la moglie di origine finlandese Soile Tuulikki Lautsi i quali nel 2002 avviarono una lunga ed irriducibile battaglia finita alla Corte d’Europa contro l’esposizione del crocifisso nell’istituto di Abano Terme “Vittorino da Feltre”, la scuola frequentata dalle figlie. Dapprima essi si rivolsero al Consiglio d’Istituto che respinse la loro assurda richiesta. Ergo si rivolsero al Tar del Veneto e poi, non ottenendola vinta, sempre più su, alla Corte Costituzionale, al Consiglio di Stato, alla Corte Europea per i diritti dell’uomo ed infine alla Grande Camera, il grado d’appello della Corte Europea, la quale nella sua ultima e definitiva pronuncia ha ritenuto legittima l’esposizione del crocifisso, stabilendo che “le autorità competenti hanno agito nei limiti della discrezionalità di cui dispone l’Italia nel quadro dei suoi obblighi di rispettare, nell’esercizio delle funzioni che assume nell’ambito dell’educazione e dell’insegnamento, il diritto dei genitori di garantire l’istruzione conformemente alle loro convinzioni religiose e filosofiche”.

Un caso analogo, seguito dalla stessa conclusione, si ebbe a settembre del 2003, quando il fondamentalista islamico di origini egiziano-scozzesi Adel Smith pretese di togliere il crocifisso dalle aule dell’Istituto Navelli di Ofena (L’Aquila) frequentata dai figli. Si precisa che dopo aver inscenato false aggressioni e simulato crocifissioni mai avvenute subite da parte di cristiani, lo stesso Smith subì varie condanne, tra le quali una a cinque anni per falso e truffa. Tanto per dire di che pasta sono quelli che si “adombrano e si inquietano nel vedere un crocifisso” un innocuo simbolo universale della pace, della bontà e dell’umana solidarietà.

Nel filone crocifisso il caso più inquietante fu rappresentato da un giudice, cioè da uno che avrebbe dovuto far rispettare una legge che invece lui era il primo a violare deliberatamente. Parliamo di Luigi Tosti, il magistrato adepto di un partito settario ed antidemocratico denominato Democrazia Atea, che rappresenta il fondamentalismo anti-religioso, facendo la figura di certi movimenti underground della gente di colore che ritengono di combattere il razzismo predicando il razzismo violento contro i bianchi e la discriminazione razziale tutta a favore dei colored. Insomma per dirla alla Ingmar Bergman una “immagine allo specchio”, cioè non un’affermazione della tolleranza, ma l’imposizione della intolleranza totale al contrario. Infatti Tosti ed i suoi si “battono” per l’annullamento dell’obiezione di coscienza a tutti i livelli (tutti abortisti ed eutanasisti per legge!), per l’abolizione dei Patti Lateranensi, per l’abolizione del matrimonio e del concetto attuale di famiglia incluso nella Costituzione, per la chiusura di tutto ciò che in un modo o nell’altro si ispira a principi affermati dal cristianesimo.

Il giudice Tosti forse non lo sa, ma ad esempio tra questi principi c’è anche l’istituzione degli ospedali, che erano i luoghi “organizzati preposti a lenire le sofferenze ed a curare i malati”. Questa dell’assistenza sanitaria divenne una questione centrale laddove cominciava ad affermarsi il Cristianesimo, perchè il malato, il sofferente rispecchiava la figura del Cristo e quindi sollecitava caritatevole solidarietà verso il prossimo. Nel 325 d.C. il Concilio di Nicea, oltre a stabilire il criterio per fissare la data della Pasqua, incoraggiò la Chiesa a provvedere “anche ai poveri, alle vedove e ai forestieri”, stabilendo la costruzione di un ospedale in ogni città dotata di cattedrale. E’ dalla parabola del Buon Samaritano che nacque l’idea dei posti di ricovero per malati, oltre che per pellegrini e bisognosi di ogni genere, che poi vennero annessi ad abbazie e monasteri. L’idea cristiana era alla base di questi hospitales, cioè luoghi dell’ospitalità, strutture a carattere caritatevole dove si assistevano tutti senza distinguere tra “paupertas et infirmitas”, ovvero tra povertà e malattia. Poi vorremmo chiedere al giudice Tosti quali testi si potrebbero oggi consultare da Erodoto a Tommaso d’Aquino se non fosse stato per l’impegno assiduo e spossante di centinaia, di migliaia di ferventi cristiani, gli amanuensi racchiusi per secoli nelle abbazie, che hanno raccolto e tramandato ai posteri tutto lo scibile umano prima che fosse inventata la stampa? O vogliamo distruggere e dimenticare tutta la bibliografia, la storia e la cultura pre-esistente al 1455, anno in cui Johann Gutemberg completò la stampa delle 80 copie della Bibbia a 42 linee con la tecnica dei caratteri mobili, solo perchè pratica ispirata dal Cristianesimo?

Per la cronaca, in primo grado il magistrato venne condannato ad un anno di reclusione ed all’esclusione dai pubblici uffici. Nel 2010 la sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura lo “rimosse” dal suo incarico. Tuttavia, Luigi Tosti fu poi assolto in appello al termine di un procedimento giudiziario nel quale si stabilì che non commise il reato di omissione di atti d’ufficio. Ma che c’entrava questo con la prepotenza di imporre agli imputati una sua personale visione della religione dispotica ed arrogante tanto da rifiutarsi dal presiedere in aule col crocifisso appeso al muro? In quella occasione infatti, lui non si compiacque di essere stato assolto da un reato che non aveva commesso (ma chi diceva il contrario? Nessuno. Mah, ndr), ma del fatto che i suoi avvocati per difenderlo avessero riproposto la questione di legittimità del crocifisso nelle aule d’udienza.

Ancora una volta, quindi, torna alla ribalta e si ripropone l’annosa e mai risolta questione del crocifisso-sì o crocifisso-no, ovvero se l’esposizione dei simboli del Cristianesimo costituiscano una intollerabile prepotenza perpetrata nei confronti dei non-cristiani. I favorevoli ed i contrari espongono sempre le stesse motivazioni a sostegno delle rispettive tesi. I primi asseriscono che il cristianesimo in 2000 anni ha lasciato un’impronta indelebile sulla quale si sono plasmati il nostro modo di essere, la nostra civilità e la nostra cultura che in esso si specchia e si riflette. Gli oppositori invece affermano che in uno stato laico e nel quale vige la piena libertà religiosa l’esposizione dei simboli cristiani rappresentano una forzatura costituzionale ed una radicale imposizione autoritaria a favore di una sola religione, quella cattolica, stabilendo una intolleranza di fatto verso le altre confessioni, l’ateismo e l’agnosticismo.

Noi, semplicemente, pensiamo che la questione sia mal posta perchè condizionata da inutile retorica e da retropensieri politici piuttosto che basarsi su ragionamenti filosofici e sulla considerazione obbiettiva dei diritti fondamentali dell’uomo, tanto che l’attenzione è stata sviata dal vero dilemma, cioè se l’esposizione di un crocifisso leda o meno, o se in subordine condizioni od indirizzi, la libertà di fede e di coscienza dei non credenti o dei credenti di altre fedi religiose, a quello falso del perchè i cristiani dispongano del “privilegio” di poter esporre simboli della loro fede che altri non espongono, una congettura infondata che porta all’ovvia conclusione del “via tutti i simboli”. Noi questa impostazione non la condividiamo per niente e soprattutto ci insospettisce che a sostenere la tesi “laico-ateista”, che spesso e volentieri diviene in Italia una tesi laicista (non a caso laicista è la crasi di laic(o)-(ate)ista), ovvero l’affermazione del principio dell’intolleranza religiosa solo verso i cristiani, siano soprattutto quelli che poi dedicano una piazza al “cattolico” Don Gallo o che utilizzano senza alcun pregiudizio ideologico i voti dei cattolici laddove essi sostengono e permettono che governino giunte di sinistra, dal governo nazionale in giù, sino alle realtà locali.

Ora, ammettiamo per un momento che sia giusto rimuovere i crocifissi ed ogni altro simbolo del Cristianesimo (e del Cattolicesimo) dai luoghi pubblici, dalle scuole, dai tribunali e dagli ospedali. Poi che facciamo per essere coerenti con questa decisione? Cominciamo dagli atei e dai miscredenti, nella cui scia in anni recenti si sono messi soprattutto i clandestini musulmani che sono ben accetti perchè fanno numero e danno consistenza alle fila degli anticristiani. Per prima cosa dovremmo cominciare a riformare i calendari. Come fa un ateo ad accettare di festeggiare e di non andare a lavorare, chessò, il giorno del Natale di Gesù o della Pasqua di Rissurezione? E il primo di novembre o l’8 di dicembre, festività pagate e non lavorate, perchè atei, agnostici e musulmani non scendono compatti in piazza per rivendicare il diritto di andare a lavorare come in qualsiasi altro giorno feriale, mentre invece in quei casi si adeguano alla prassi prevalente ispirata da canoni religiosi cristiani ed accettano di venire pagati per starsene a casa od al mare come succede a Ferragosto, altra festa cristiana dedicata alla Vergine?

Ma questo sarebbe solo il principio. Con le chiese come la mettiamo? Più simboli del cattolicesimo di quelli non ci sono. Noi siamo consapevoli che le chiese col crocifisso sopra “danno fastidio” ad atei ed agnostici, forse faremmo prima a dire ai convinti più seguaci delle ideologie sinistrorse, e che per un fedele islamico la visione di una moschea con tanto di minareti sarebbe molto più gratificante della vista di una chiesetta e del suo relativo campanile romanico o rococò. Seguendo questa logica dovremmo, come prima cosa, abbattere San Pietro per spegnere il faro del cattolicesimo nel mondo per smettere di urtare la sensibilità dei non-cattolici e farla finita con la “propaganda fide” che l’immagine della Basilica e del suo principale inquilino fanno a danno e detrimento delle altre credenze o della vacuità dei miscredenti. Quindi demoliamo la Cappella Sistina, la Pietà di Michelangelo e la sua struggente rappresentazione del “fondatore” del cristianesimo che giace morto nelle braccia della madre, trasformiamo in calcinacci l’Altare Maggiore disegnato dal napoletano Gian Lorenzo Bernini ed ingegnerizzato dal ticinese Francesco Castelli (detto il Borromini). Naturalmente per completare l’opera dovremmo abbattere e sostituire con ascensori la Scalinata di Trinità de’ Monti, a Piazza di Spagna a Roma, perchè conduce alla chiesa della Santissima Trinità la cui sagoma al tramonto si allunga sinistramente giù, verso via Frattina e Via Condotti su atei, miscredenti, confuciani, scintoisti, ebrei, induisti e musulmani, causando loro atroci sofferenze esistenziali ed invincibili tormenti dell’anima.

Fonte: http://www.qelsi.it/2014/le-radici-cristiane-sono-il-nostro-dna-che-nulla-o-nessuno-potra-mai-cancellare/

Last modified: 13 luglio 2014