Proteste a Taranto, e i “rifugiati” vengono tutti al Nord

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Se gli abitanti di una città del Nord protestasse per l’obbligo ad accogliere i clandestini vicino ad un asilo, l’accusa di razzismo sarebbe bell’e pronta su un piatto d’argento. Quando accade invece a Taranto, non soltanto i “rifugiati” sono lasciati liberi di andarsene dove vogliono, naturalmente al Nord, ma la città si prende pure l’elogio delle autorità per come ha saputo “gestire l’accoglienza”.
Domenica, infatti, erano giunti a Taranto 382 clandestini a bordo della nave Aliseo, ospitati in tre strutture messe a disposizione dal Comune, tra cui l’ex scuola Martellotta. Forti le proteste della cittadinanza, al punto che ieri tutti gli ospiti sono stati fatti partire in direzione Nord, in particolare Milano. Ieri ancora si è svolta un’ultima protesta da parte di cittadini che contestavano la presenza dei clandestini nelle vicinanze di un asilo comunale. Ovviamente, le proteste sono state ridimensionate dall’ufficialità. «’Probabilmente – ha dichiarato ieri  il sindaco di Taranto Ippazio Stefano – ne arriveranno degli altri. Noi come amministratori stiamo ascoltando le preoccupazioni dei cittadini e ne terremo conto in maniera molto seria. Faremo in modo da continuare a essere una città solidale senza creare turbative alla cittadinanza». Certo che “scaricare” le presenze al Nord è sempre un ottimo sistema per non creare turbative. Ma Taranto non sarebbe mai potuta passare per città “razzista”, e quindi ecco gli elogi, che ovviamente tacciono le proteste e le contestazioni.  «L’accoglienza che le mamme di Taranto hanno offerto ieri nei confronti dei profughi siriani rappresenta una pagina bella e importante. È un fatto che ci rende orgogliosi e che racconta ancora una volta di una Puglia imperniata sui valori della solidarietà e della vicinanza verso chi soffre condizioni estreme di disagio e di difficoltà». Lo ha detto in una nota l’assessore regionale pugliese, con delega all’immigrazione, Guglielmo Minervini.
«I fatti di Taranto ci suggeriscono – continua l’assessore, che ovviamente non parla assolutamente delle proteste della cittadinanza – un nuovo modello di accoglienza. È importante che anche a livello nazionale si rivedano le politiche in tal senso. Le quali, proprio come ci insegnano i fatti di Taranto, devono tener conto anche della capacità della società di mettere in campo azioni e valori che possono contribuire a produrre una diversa e più efficace politica dell’accoglienza».  Soprattutto quando la “politica dell’accoglienza” comporta l’obbligo di essere accoglienti per altri, meglio ancora se al Nord.

Giovanni Polli

12 Maggio 2014 – 20:44

Last modified: 14 maggio 2014