Prima adozione gay. Salvini: sarebbe la fine della civiltà

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«Il classico caso in cui il giudice costruisce una sua soluzione forzando la legge e stravolgendo l’impostazione del legislatore».

 

Il classico caso in cui il giudice costruisce una sua soluzione forzando la legge e stravolgendo l’impostazione del legislatore». Cesare Mirabelli, ex presidente della Consulta, è stato durissimo con la presidente del Tribunale dei Minori di Roma, Melita Cavallo, che ha deciso di permettere ad una coppia gay l’adozione di una bimba: si tratta della prima adozione da parte di una coppia di lesbiche in questo Paese. Netta la posizione del Carroccio. Secondo il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini «sarebbe la fine della civiltà. Non possono essere i giudici a decidere e a sostituirsi alla politica. E’ la politica che deve decidere. Per quel che ci riguarda: mai figli a coppie gay». I capigruppo leghisti di Camera e Senato, Massimiliano Fedriga e Gianmarco Centinaio, hanno attivato le procedure per chiedere alle Camere di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. Secondo i due esponenti leghisti «il tribunale per i minori di Roma non può sostituirsi al parlamento. L’adozione della coppia omosessuale è illegittima». «La legge 184 stabilisce che per le adozioni servano 3 anni di convivenza “more uxorio” e che la coppia debba essere sposata al momento della richiesta. Ma il matrimonio omosessuale non è giuridicamente possibile». La stessa sentenza della consulta sull’eterologa, hanno ricordato i due capigruppo, non «ha messo in dubbio il principio in base al quale alla fecondazione eterologa debbano ricorrere coppie eterosessuali». Nel testo Fedriga e Centinaio ricordano che per la Costituzione la famiglia è una «società naturale fondata sul matrimonio» (articolo 29) e che anche accademici come il prof D’Agostino (università di Roma Tor Vergata) hanno contestato la decisione dei giudici (“crea vincoli familiari in contesti ignorati dalla legge”). Per il Carroccio si tratta di una «sentenza politica e ideologica, che sconfina dalle competenze di un tribunale. Riportiamo ordine istituzionale. Servono massime attenzioni e cautele, non accettiamo indebite invasioni di campo, tanto più se di mezzo ci sono bambini e materie particolarmente sensibili sotto il profilo etico. Il parlamento ha il dovere morale di fare chiarezza». La bimba oggetto di questo “esperimento giudiziario” ha cinque anni e vive con la mamma biologica e la sua compagna. Il Tribunale dei Minorenni di Roma, per la prima volta in Italia, ha riconosciuto alla bambina il diritto a essere adottata dalla propria “mamma sociale” e a prendere il doppio cognome. La bimba è nata in Spagna con procreazione assistita eterologa. La scelta è caduta sul Paese iberico perché è qui che vive il fratello di una delle donne ed è a casa sua che la coppia ha soggiornato. Dopo la nascita, la coppia ha deciso di sposarsi, sempre in Spagna. Tecnicamente, quella autorizzata dal Tribunale è una “stepchild adoption”, un modello già sperimentato da anni all’estero (in Danimarca da venti): il Tribunale ha accolto il ricorso della coppia, consentendo l’adozione della bimba da parte della sola mamma sociale. Lo ha fatto nonostante il parere negativo del pm. Un risultato che poggia sull’art. 44 della legge sull’adozione del 4 maggio 1983, n.184, modificata dalla legge 149/2001, sulle adozioni particolari e che ha sorpreso tutti, anche le stesse ricorrenti, le quali stavano trascorrendo un periodo di vacanza. Secondo il dispositivo della sentenza “se l’adozione è consentita a coppie eterosessuali non sposate ed a singoli, sarebbe discriminatorio non consentirla anche alle coppie omosessuali o ai singoli gay o lesbiche”. Altro che interesse dei minori. Secondo Mirabelli, la vicenda non è ancora finita: adesso ”il pm può appellarsi e fare ricorso, quindi nulla è ancora detto. Se passasse questa linea, il rischio è che tutti i minori potrebbero essere adottati”.

Last modified: 4 settembre 2014