Nel 2014 tasse più care per 1,1 miliardi di euro

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La riduzione delle tasse? Tutte balle. Già lo immaginavamo, ora arrivano nero su bianco i conti fatti dall’Ufficio studi della Cgia. A seguito delle disposizioni fiscali introdotte dalla legge di stabilità approvata dal governo Letta, nel 2014 pagheremo 1,1 miliardi di euro di tasse in più. Un dato ripreso via web da Roberto Maroni, che commenta lapidario: «Basta».
La Confederazione generale dell’artigianato ha calcolato l’impatto economico riconducibile agli effetti di tutte le nuove voci fiscali introdotte dalla legge. In buona sostanza, questo bilancio strettamente tributario è dato dalla differenza tra le nuove entrate fiscali e le minori imposte e contributi che interesseranno l’anno prossimo gli italiani.
Ebbene, a fronte di poco più di 6 miliardi di euro di nuove entrate tributarie – a cui si aggiungono 65 milioni di entrate extra tributarie e altri 135 milioni di riduzione dei crediti di imposta – nel 2014 saremo chiamati a versare allo Stato complessivamente 6,227 miliardi di euro di nuove imposte. Per contro, potremo contare su una riduzione delle tasse e dei contributi da versare all’erario per un importo pari a 5,119 miliardi. La differenza tra i 6,227 miliardi di nuove imposte e i 5,119 miliardi di minori tasse dà come risultato 1,108 miliardi di euro in più. Ma non è tutto.
«A nostro avviso – dichiara il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – il risultato è sottostimato. Corriamo il pericolo che il saldo sia più pesante. Secondo i tecnici del governo, la Trise, vale a dire il nuovo tributo sui servizi, dovrebbe farci risparmiare un miliardo di euro rispetto a quanto pagavamo di Tares e di Imu. Un vantaggio economico che, purtroppo, rischia di essere eroso dall’azione dei sindaci. I Comuni, infatti, avranno un’ampia discrezionalità nell’applicazione della Trise ed è molto probabile che ne inaspriranno il prelievo per lenire le difficoltà economiche in cui versano, con evidenti ripercussioni negative per i bilanci delle famiglie e delle imprese».
Analizzando le singoli voci, fra le maggiori entrate spiccano i 2,6 miliardi di euro relativi alle svalutazioni dovute alle perdite dei crediti. Si tratta di maggiori entrate legate al mutamento delle regole che disciplinano il trattamento fiscale delle perdite e delle svalutazioni dei crediti delle banche e delle imprese che operano nel settore finanziario e assicurativo. Le novità normative permetteranno in futuro di ottenere risparmi di imposta, consentendo a queste imprese di dedurre le perdite in cinque anni.
Altri 940 milioni di euro saranno incassati dall’incremento del bollo sul dossier titoli, mentre 804 milioni saranno garantiti dalla rivalutazione dei beni delle imprese. Ciò vuol dire che gli imprenditori avranno la facoltà di adeguare il valore dei cespiti a quello di mercato, pagando una imposta sostitutiva.
Fra le minori entrate, invece, si segnala il taglio del cuneo fiscale per un importo di 1,5 miliardi di euro, l’alleggerimento di un miliardo di euro dei premi Inail e un miliardo di euro in meno che i cittadini pagheranno sulla casa con l’introduzione della Trise. Obbiettivo, quest’ultimo che, secondo la Cgia, rischia di essere difficilmente raggiungibile.
Ma nel 2015 e nel 2016 le cose dovrebbero andare molto meglio. I saldi riportati nella tabella sono condizionati da una riduzione delle agevolazioni fiscali pari a 3 miliardi nel 2015 che salgono a 7 miliardi nel 2016. Tuttavia, queste nuove entrate scatteranno solo nel caso il governo non riesca a tagliare la spesa pubblica per un importo di pari valore. Un obbiettivo che tutti danno per scontato.
«Se eviteremo la riduzione delle agevolazioni fiscali grazie al taglio della spesa – conclude Bortolussi – nel 2015 gli italiani potranno contare su un saldo negativo pari a 2,7 e nel 2016 a 5,6 miliardi di euro. Se ciò non si verificherà, tra due anni ci ritroveremo con un bilancio leggermente negativo pari a 308 milioni di euro, mentre nel 2016 la situazione ritornerà ad essere molto pesante, visto che il saldo sarà positivo e pari a 1,3 miliardi di euro».

Last modified: 4 novembre 2013