Illegale, inutile, disumano: tutte le balle della sinistra buonista sulla linea Maroni

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Vedere il presidente della Commissione europea Barroso fare mea culpa sulle bare di Lampedusa; ascoltare la ministra Kyenge e la presidente della Camera Boldrini richiamare l’Europa ai propri doveri nei confronti dei migranti e dell’Italia; sentire il premier Letta promettere una rivoluzione della Bossi-Fini: tutte cose che fanno davvero uno strano effetto a chi ricorda gli anni di vero e proprio “mobbing” vissuti al Viminale da Roberto Maroni, reo, si fa per dire, di attuare una politica di gestione dei flussi migratori legalitaria e rigorista.
Rigore e legalità, il peccato di MaroniMa quali erano in particolare i suoi peccati capitali? Al ministro dell’Interno leghista non si perdonavano i patti bilaterali con le nazioni del Nord Africa, che tuttavia bloccarono le partenze dalle coste libiche evitando così centinaia e centinaia di morti potenziali in mare. Non gli si perdonavano nemmeno i respingimenti in mare, che tuttavia sovente si traducevano in tempestivi salvataggi di imbarcazioni votate, spesse volte, a destini assai peggiori. Lo si derideva, poi, quando richiamava l’Ue al suo dovere di non abbandonare l’Italia nell’opera di accoglienza, gestione e redistribuzione dei profughi. Ciò che più di tutto non gli si perdonò, tuttavia, fu l’avere introdotto anche nell’ordinamento italiano il reato di clandestinità sostenendo, piuttosto ridicolmente, che ciò che è legge vigente in Francia, Germania e Gran Bretagna ponesse l’Italia fuori dal diritto europeo e dalla Costituzione.
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Alessandro Montanari

10 Ottobre 2013 – 19:24

Last modified: 11 ottobre 2013